Abstract
La dottrina italiana del Golden Power — codificata nel Decreto-Legge 21/2012 e sostanzialmente emendata fino al 2022 — è tra gli strumenti di controllo strategico statale più consequenziali nel panorama regolamentare europeo. La sua portata si è espansa dai settori tradizionali di difesa, energia e telecomunicazioni a includere infrastruttura cloud, manifattura semiconduttori, biotecnologia, e i sistemi AI ad alto rischio affrontati dal Regolamento (UE) 2024/1689.
Sovranità Ibrida argomenta che la dottrina operativa del Golden Power non ha tenuto il passo con le architetture che è ora chiamato a governare. Lo strumento è stato disegnato per controllo transazionale — veto, prescrizione, dismissione — su asset localizzati entro confini nazionali. Le infrastrutture che deve ora affrontare sono extraterritoriali per costruzione: arrangement sovereign-cloud, modelli di fondazione open-weights, supply chain che attraversano simultaneamente molteplici giurisdizioni, e substrato computazionale la cui sede effettiva può muoversi con un singolo cambio di configurazione.
La tesi sviluppa un framework per quella che chiama sovranità ibrida: una dottrina di controllo strategico che opera simultaneamente attraverso strumenti tradizionali (regimi di notifica, poteri speciali, diritti di audit) e attraverso intervento architetturale (requisiti di data-residency, custodia di chiavi crittografiche, trasparenza obbligatoria di pesi e dati di training, e design istituzionale della trasparenza regolata).
Il lavoro è comparato in scope — attingendo dal regime CFIUS degli Stati Uniti, dal NSIA del Regno Unito, dall’AWV tedesco, e dal regime francese degli «Investissements Étrangers en France» — ma italiano nel suo soggetto primario. Il suo scopo non è advocacy ma operativo: fornire un framework usabile per counsel istituzionale e designer di policy che operano al margine del panorama regolamentare contemporaneo.