Managing Partner · Riferimenti intellettuali
Quattro figure
Quattro figure pubbliche — due italiane, due internazionali — che hanno formato in modo durevole il pensiero operativo del Managing Partner. Non maestri né modelli da imitare. Riferimenti contro cui controllare le proprie scelte quando le proprie scelte rischiano di diventare convenzionali.
Giulio Tremonti
Per la lettura della sovranità fiscale
Tremonti è uno dei pochi italiani che da decenni scrive sul rapporto tra sovranità nazionale, costruzione europea e geografia della tassazione globale. La sua analisi — molto prima che diventasse senso comune — del fatto che l’Europa stava costruendo un’architettura monetaria senza un’architettura fiscale corrispondente è oggi più rilevante che mai. Lo è in particolare nel contesto di una holding di consulenza che lavora sulla soglia tra diritto regolamentare, capitale e operatività cross-border.
Non condivido tutte le sue posizioni politiche, e non è questo il punto. L’importanza di Tremonti, per me, è nel metodo: la disponibilità a riconoscere che la mappa europea che il mainstream insegna non corrisponde sempre al territorio europeo che le imprese vivono. Sapere distinguere mappa e territorio è il prerequisito di qualunque advisory regulatory seria.
Luca Cordero di Montezemolo
Per la dialettica capitale-impresa
Montezemolo è la figura italiana che meglio ha incarnato, in tre decenni, la capacità di tenere insieme il capitalismo industriale italiano con un’estetica della guida d’impresa che evitasse le due derive opposte: il provincialismo padronale da una parte, il managerialismo astratto delle multinazionali dall’altra. Ferrari, Fiat, Confindustria, NTV: ogni passaggio della sua carriera è una variazione sullo stesso tema, tenere insieme tradizione industriale e ambizione globale senza tradire né l’una né l’altra.
Quello che porto con me di Montezemolo non è il personaggio pubblico, è l’intuizione operativa: che un’azienda italiana di qualità, anche piccola, può competere globalmente solo se si presenta con il rigore comunicativo di un brand internazionale e con la sostanza produttiva di una tradizione locale. Questa è la sintesi che provo a portare ai clienti artigianali che cercano di scalare oltre il loro territorio.
Sergio Marchionne
Per la disciplina della decisione difficile
Marchionne ha rappresentato, per gli imprenditori italiani della mia generazione, l’esempio più netto di cosa significhi prendere decisioni che si sa essere giuste anche quando si sa che saranno impopolari. Fiat-Chrysler, le ristrutturazioni industriali, la scelta di tagliare ciò che andava tagliato e di investire dove andava investito anche se il consenso interno mancava: tutto questo è stato condotto con una disciplina personale che ha lasciato un segno.
Quello che continuo a tenere stretto: la differenza tra il consenso e la giustezza di una decisione, e l’obbligo del manager di rispondere alla seconda anche quando il primo manca. In un mestiere come la consulenza, dove il committente paga per sentirsi confermato e dove l’industria intera scivola spesso verso il dire ciò che il cliente vuole sentire, Marchionne resta il promemoria che il valore del consulente sta nella capacità di dire ciò che il cliente ha bisogno di sentire, anche quando coincide con ciò che non vuole sentire.
Steve Jobs
Per il rifiuto del compromesso estetico
L’influenza di Jobs sulla mia generazione è talmente ovvia da rischiare il cliché. La cito qui per una ragione molto specifica e meno popolare di altre: il rifiuto sistematico del compromesso estetico nelle decisioni di prodotto. Jobs ha insegnato che la qualità estetica non è un orpello, ma una dimensione operativa che cambia in modo non lineare il valore di tutto il resto. Un prodotto che funziona ma è fatto male non è un compromesso accettabile, è un fallimento di tipo diverso.
Questo principio — l’estetica come funzione, non come decorazione — è quello che applico al lavoro di Costantini & Partners, dal sito al documento di mandato. Non perché sia bello, ma perché ogni dettaglio comunicativo non curato segnala una disposizione mentale, e la disposizione mentale di chi non cura i dettagli si travelerà nei dettagli che contano davvero, quelli operativi. Jobs aveva ragione: i due livelli non sono separati.
Quattro figure scelte tra molte. La lista non è esaustiva, né vuole essere un’agiografia. È un esercizio di trasparenza: chi sceglie di lavorare con Costantini & Partners ha diritto di sapere quali sono le coordinate intellettuali dietro le decisioni operative dello studio.