Ibrida
e Intelligenza Artificiale
nella nuova geopolitica
della sicurezza nazionale
La Sovranità Ibrida
Il potere esecutivo, il Golden Power e l'intelligenza artificiale nella nuova geopolitica della sicurezza nazionale. Una ricostruzione organica della trasformazione contemporanea della sovranità della Repubblica italiana, articolata in quattro dimensioni: costituzionale-organizzativa, economica, internazionale, repressivo-tecnologica.
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Ipotesi interpretativa
L'ordinamento italiano sta sviluppando, in modo non sempre coerente ma riconoscibilmente unitario, un modello di «sovranità ibrida» che si caratterizza per la rivalutazione del ruolo del Governo come garante ultimo della sicurezza nazionale; per l'utilizzo di strumenti giuridici «duali» — il golden power ne è l'esempio paradigmatico — capaci di incidere unilateralmente sull'autonomia privata in nome di interessi strategici; per la progressiva integrazione fra apparati di intelligence, forze armate, autorità di regolazione del mercato e, più di recente, soggetti competenti in materia di intelligenza artificiale; e per la difficoltà, non ancora compiutamente risolta, di assicurare a tale modello adeguati contropoteri parlamentari e giurisdizionali.
Articolazione dei quattro capitoli
Dalle conclusioni
La sovranità non è, e non è mai stata, un concetto immutabile. Sin dalle sue prime articolazioni teoriche — Bodin, Hobbes, Rousseau — essa si è andata trasformando in dialogo con le condizioni storiche, sociali e tecnologiche del proprio tempo. Quella che si è chiamata, in questa tesi, «sovranità ibrida» non costituisce dunque una rottura rispetto alla tradizione, ma un suo aggiornamento, necessario e inevitabile, di fronte alle sfide del XXI secolo.
Il giurista contemporaneo si trova nella delicata posizione di chi deve, contemporaneamente, custodire i principi del costituzionalismo democratico e contribuire al loro adattamento creativo alle nuove realtà. Tale compito richiede una doppia fedeltà: alla tradizione e all'innovazione, ai valori e all'efficacia, alla persona e alla collettività. Il rischio, in entrambi i sensi, è alto: cedere alla retorica dell'efficienza tecnologica, sacrificando i diritti fondamentali; oppure rifugiarsi nella nostalgia di un costituzionalismo «puro», incapace di affrontare le sfide del presente.
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